IL PRINCIPIO

In Italia, la produzione integrata mira a incoraggiare un’agricoltura sostenibile che preservi l’ambiente, tuteli la salute dei consumatori e promuova il benessere delle persone coinvolte nella catena produttiva. Gli agricoltori possono scegliere volontariamente di aderire alla produzione integrata, ma ottenere un marchio di qualità riconosciuto può offrire loro un vantaggio significativo in termini di valorizzazione e visibilità dei loro prodotti sul mercato. Questa certificazione rappresenta un impegno concreto verso la qualità, la sostenibilità e il rispetto delle norme, fornendo ai consumatori la fiducia che i prodotti acquistati sono stati prodotti con riguardo per l’ambiente e il loro benessere.

IL MARCHIO

In Italia, la produzione integrata è un approccio agricolo che mira a combinare metodi ecocompatibili con l’utilizzo di tecniche sostenibili per la produzione agricola. La produzione integrata si basa su principi come la riduzione dell’uso di prodotti chimici sintetici, la gestione razionale delle risorse naturali e la promozione del benessere degli animali.

LA NORMATIVA

La normativa italiana sulla produzione integrata è regolamentata principalmente dal Decreto Ministeriale 30 luglio 2010, che stabilisce le linee guida e le specifiche tecniche per l’applicazione dei principi della produzione integrata. Questa normativa definisce le pratiche agronomiche, i requisiti di gestione delle risorse, l’uso razionale degli input e gli aspetti legati alla sostenibilità ambientale.

Nel 2023 in Italia si coltivano circa 700.000 ettari di superficie agricola che riguarda in gran parte colture ortofrutticole che maggiormente necessitano di essere difese con il ricorso a prodotti fitosanitari. Di questi 700.000 ettari, circa 290.000 ettari e 17.000 aziende aderiscono al Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata

Fonte: Il corriere della sera